mercoledì 22 febbraio 2017

Essere Animali Onlus: un impegno costante affinché un mondo diverso sia possibile



EssereAnimali onlus è una realtà del Terzo Settore, che opera a titolo completamente gratuito per dire NO ad ogni forma di sfruttamento animale.

I suoi volontari si muovono tra banchetti informativi, conferenze, investigazioni all’interno di macelli ed allevamenti per cercare di rendere visibili queste realtà anche a chi fa di tutto per negarle.

Grazie al supporto dei media, poi, in questi ultimi tempi Essere Animali è diventata ancor più incisiva nella diffusione dei propri reportage e così oggi gran parte del mondo animalista sa chi è e cosa fa.

La sede principale dell’organizzazione è a Bologna, in via Antonio Zoccoli 27 – Email: info@essereanimali.org, tel: +39342.0509174, fax: +39051.0544368 e, accanto a questa, operano diverse dei locali che sono nello specifico le seguenti:
Milano
email:  milano@essereanimali.org
tel:  +39 342 0509174
Bologna
mail:  bologna@essereanimali.org
tel:  +39 342 1894500
Brescia
email:  brescia@essereanimali.org

Sul sito di Essere Animali potete trovare foto e video delle investigazioni fatte, ma anche tutte le informazioni utili per diventare volontari e per sostenere tale progetto.
E fin qui la presentazione ci sta.

Ma chi sono i volontari di Essere Animali? E come fanno a sostenere il dolore di veder morire tanti animali, soprattutto quando operano sotto copertura?

Domande che mi sono posta più volte e per le quali alla fine, grazie a Roberto (attivista del gruppo) ho trovato finalmente non solo una risposta, ma molto molto di più….

Ho incontrato per la prima volta i volontari di Essere Animali lo scorso 1 novembre a Thegreenplace in occasione del World Vegan Day. Una giornata iniziata benissimo, tra Camillo, il vitellino scampato dal macello, e Lucia, la pecorella non vedente, entrambi ospiti della struttura, ma conclusasi – almeno per me e per le persone, che erano insieme a me e che mi hanno supportata fino al rientro a casa – in tragedia.
Alla visione dei video trasmessi e dopo aver ascoltato la testimonianza degli attivisti, mi è calato addosso un velo denso di dolore, così forte che per il resto del pomeriggio mi ha intrappolata, impedendomi di respirare, di interagire ancora con chiunque fosse là presente. Del viaggio di ritorno ricordo solo lacrime e il continuare a ripetere, tipo mantra: “Ma come si fa?”.

Ci sono voluti giorni perché riuscissi di nuovo a distogliere il pensiero verso la parte più costruttiva dell’attivismo, continuando sempre a domandarmi come sia possibile che accada tutto ciò.
E così i mesi sono passati e, proprio in occasione del Veggie Planet, ecco di nuovo un intervento di Essere Animali. Ed ecco di nuovo il terrore di rivedere quelle immagini, tra il desiderio di capire da una parte e la voglia di fuggire dall’altra.

Alla fine, come sempre, ha prevalso la prima delle due emozioni. Perché le cose lasciate a metà non fanno parte del mio vivere e soprattutto perché credo fermamente al fatto che nulla capiti per caso, quindi alla seconda occasione non potevo dire di no.

E’ così che ho ascoltato l’intervento di Roberto, i suoi racconti. Le cifre impressionanti di eccidi, di cui ha parlato sono arrivate dritte, senza mezzi termini, come solo i colpi fendenti sono in grado di fare. Ogni anno 13.000.000 di maiali vengono macellati per finire nei nostri piatti. Sempre ogni anno 170.000 visoni sono giustiziati per diventare pellicce. I cavalli, che tanto amiamo, sono costretti a compiere il loro viaggio della morte dai Paesi dell’est in Italia e qui sono macellati. In Francia continuano ancora a consumare foie gras…  

Un bollettino di guerra. Una scia di sangue che, solo a sentirne parlare, il sangue lo fa ribollire a chi sa ancora cosa significhi il rispetto della vita.

E così nella mente mi si sono aperti due scenari. Da una parte gli animalisti che strillano, urlano, si agitano, sembrano sempre arrabbiati con qualcuno (anche a ragione direi), ma nella loro frenesia, diventano poi uguali ai carnefici. Da vittime si trasformano essi stessi in persecutori. Perché augurare la morte a chi a sua volta ha ucciso, crea solo un inutile circolo vizioso dal quale non se ne esce più.
Io di certo non sono un’anima remissiva, chi mi conosce lo sa bene! Ma negli anni (saggezza della vecchiaia!) ho imparato che non fa bene odiare, che si disperdono solo energie, che potrebbero invece essere convogliate in altro, in qualcosa di molto più costruttivo. Rimboccarsi le maniche ed andare avanti…

Quindi continuando a seguire il mio scenario se da una parte – come dicevo poco fa – trovo schierati le orde inferocite, dall’altra eccolo là Roberto, con la sua voce bassa ma incisiva, il suo non verbale pacato e una forza, che sprigiona dalle sue parole, che non richiede un tono urlante per farsi comprendere.

Allora si, qui si chiude un cerchio e così ho deciso di rubargli qualche minuto per saperne di più, dopo aver condiviso con lui la mia precedente esperienza di fronte ai video e la mia, ormai, smascherata incapacità di guardare ancora quelle immagini (per chi non lo sapesse: sono state due volte in un macello quando studiavo veterinaria. Ho sentito e visto immagini indelebili, che non posso cancellare più, ma che non voglio rievocare. Chi è stato marchiato a fuoco dal lato oscuro umano in qualche modo deve difendersi!).



La mia prima domanda allora non poteva che essere: come si fa a portare avanti delle investigazioni e a non rimanere sopraffatti dalla violenza, cadendo nell’umana tentazione di urlare vendetta?

E la risposta di Roberto arriva immediata: oltre ad avere un sostegno psicologico come gruppo – elemento prezioso, anzi direi indispensabile – per comprendere e far arrivare i messaggi “bisogna sempre ricordare che anche noi eravamo come quelle persone alle quali ci stiamo rivolgendo”. Eccolo qui il mio cerchio magico che trova la sua fine nella sua stessa origine grazie a questa visione del volontariato, che è poi la filosofia portante di Essere Animali.

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Inutile urlare in faccia, offendere come spesso accade quando qualcuno non concorda con una nostra visione, deridere perché l’altro non è tanto sensibile quanto noi.

No, l’atteggiamento da seguire scelto è un altro. 



Mostrare quel che succede perché finalmente l’uomo guardi e non giri la testa dall’altra parte. Rendere consapevoli le persone di quanto accade, senza più nascondersi.
In questo una mano importante Essere Animali l’ha avuta da alcune trasmissioni, come Speciale TG1, Report o anche Piazza Pulita, che hanno supportato l’azione divulgativa, grazie alla quale oggi l’80% degli italiani conosce la realtà degli allevamenti e dei macelli in tutto il suo orrore.
Un lavoro fondamentale, che – come sempre mi racconta Roberto – vive esclusivamente delle donazioni ricevute o del sostegno dei soci, perché Essere Animali è una onlus, che non riceve alcun finanziamento pubblico.
Il costo maggiore non è nelle investigazioni, che non richiedono in sé spese esorbitanti, ma in tutto il resto delle attività che ruotano intorno a queste e che permettono l’informazione e la diffusione delle informazioni.
In poche battute si sono aperti tantissimi spunti di riflessione.

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Sicuramente è vero che è il punto di vista che va cambiato. La forza di un messaggio passa attraverso la solidità della fonte, da cui proviene, e non attraverso la volontà coercitiva di quest’ultima.
La storia ci ha insegnato che la violenza non è mai la risposta adatta o la risoluzione per qualsiasi situazione, che non sia congeniale con la nostra visione del mondo.

Spesso anche le associazioni di volontariato peccano in questo. Intente a farsi la guerra l’un l’altra, per etichettare con il proprio nome il fortunato quadrupede di turno da salvare, mentre urlano ed insultano tutti coloro che animalisti non sono (che poi non è una colpa non essere animalisti, basta solo saper rispettare la vita, poi con o senza animali al proprio fianco come compagni di vita è una scelta soggettiva!), perdono di vista l’obiettivo.

Essere Animali sembra, invece, aver ben chiaro questo obiettivo: basta sfruttamento animale, in qualsiasi forma esso si perpetri.
Se qualcuno volesse diventare volontario non deve far altro che cliccare su questo link.

Grazie da parte mia a tutti i volontari di Essere Animali e in particolar modo a Roberto per il tempo che mi ha dedicato e per le sue parole.
E mi sembra doveroso chiudere con una riflessione del filosofo austriaco Helmut Kaplan«I nostri nipoti un giorno ci chiederanno: “Tu dov’eri durante l’Olocausto degli animali? Che cosa hai fatto per fermare questi crimini orribili? A quel punto, non potremo usare la stessa giustificazione per la seconda volta, dicendo che non lo sapevamo».

Dunque il tempo dell’omertà è davvero giunto al termine!

Sabrina Rosa